Di seguito un contributo di pensiero del Clan/Fuoco Ombrello Giallo del gruppo Scout Agesci Bolognetta1 dopo il loro percorso di approfondimento sulle cause del degrado a Bolognetta e in città.
Il degrado è una realtà che spesso vediamo intorno a noi, ma che fatichiamo a comprendere davvero.
Quest'anno, come Clan/Fuoco "Ombrello Giallo" di Bolognetta, abbiamo deciso di fermarci a osservare il nostro territorio, cercando di capire cosa si nasconda dietro questa parola. Ci siamo accorti che parlare di degrado non significa solo guardare alle buche sulle strade o all'immondizia abbandonata: significa guardare a un mix tra economia, ambiente e, soprattutto, cultura.
Il degrado materiale, infatti, nasce quasi sempre da una carenza culturale spesso scaturita da un sistema che non forma alla vita comune e tende ad emarginare chi è già emarginato. Alla luce di ciò abbiamo compreso crediamo che il degrado materiale è solo la parte che vediamo mentre in realtà tutto ciò scaturisce dal degrado socio-culturale. Quando smettiamo di prenderci cura del "bene comune", lo spazio pubblico si svuota di significato e diventa terra di nessuno.
Questo percorso ci ha portati a incontrare persone e realtà che combattono questa deriva ogni giorno. Il confronto con la Caritas di Bolognetta ci ha aperto gli occhi: abbiamo capito che, sebbene l'aiuto materiale sia vitale, non basta a risolvere i problemi alla radice. Esiste una dimensione psicologica del degrado che spesso ignoriamo: chi vive una condizione di disagio prova vergogna, e la comunità, invece di tendere una mano, preferisce chiudere gli occhi, considerando il disagio una colpa individuale anziché una sfida che ci riguarda tutti.
Don Sergio Ciresi, direttore della Caritas Diocesana e parroco di Brancaccio, ci ha guidato nella complessa realtà di un quartiere difficile, facendoci comprendere a pieno come la cura del territorio sia una battaglia indispensabile per la dignità di chi lo vive. Oltre ciò abbiamo compreso che è molto importante la presenza di una parrocchia all’interno di certi luoghi poiché è utile per coinvolgere chi è più fragile e viene emarginato dal resto della società.
Allo stesso modo, Ina del gruppo scout Palermo 11 ci ha raccontato la storia del quartiere Sperone di Palermo mostrandoci quanto sia importante la memoria e il legame con la propria terra per non soccombere all'abbandono.
Inoltre, l’associazione "Io sono l’altro" ci ha descritto la vita dei senza dimora a Palermo, aiutandoci a capire che in realtà l’aiuto più grande di cui hanno bisogno non è il semplice pasto ma l'ascolto e il dialogo poiché la sfida più grande da affrontare per strada è la solitudine non la fame.
Infine, il confronto con Michele Minardi di "90100 Lab" ci ha aperto una finestra sull'innovazione, mostrandoci come la tecnologia – attraverso un’applicazione dedicata – possa diventare uno strumento concreto nelle mani di ogni cittadino per denunciare e migliorare lo stato ambientale della propria città.
Per invertire la rotta bisogna essere coscienti di un meccanismo invisibile, chiamato "fenomeno della finestra rotta": quando un luogo appare trascurato, le persone si sentono autorizzate a trascurarlo ancora di più. È un circolo vizioso che passa di generazione in generazione, aumentando la deresponsabilizzazione delle generazioni a seguire.
Il nostro obiettivo, però, non è quello di giudicare. Vogliamo stimolare una presa di coscienza collettiva, ricordando che, nel piccolo delle nostre azioni quotidiane, siamo tutti parte di questo meccanismo. Ognuno di noi, con i propri comportamenti, contribuisce allo stato del proprio paese.
Il cambiamento è possibile, ma il punto di partenza non è una grande opera, è la cura delle relazioni e la ricostruzione del senso di comunità. Vogliamo dare voce a chi, come le realtà che abbiamo incontrato, si impegna ogni giorno per rendere migliori i nostri spazi, dimostrando che, quando decidiamo di prenderci cura del territorio, stiamo in realtà scegliendo di prenderci cura gli uni degli altri.
Il Clan/Fuoco Ombrello Giallo
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